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Crisi della siderurgia canadese: l’impatto dei dazi USA sull’acciaio

Crisi della siderurgia canadese a causa dei dazi USA

In Breve

Quali sono le cause della crisi nella siderurgia canadese?
La crisi è causata principalmente dai dazi imposti dagli Stati Uniti sull'acciaio e dalle misure tariffarie adottate dal Canada.
Come sono cambiate le esportazioni canadesi di acciaio verso gli USA?
Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 31% nel 2025 e del 55% nei primi tre mesi del 2026.
Qual è la previsione per Algoma nel 2026?
Algoma prevede un Ebitda negativo nel 2026, ma punta a tornare al breakeven nel 2027 con nuovi impianti.

La siderurgia canadese sta vivendo un periodo di forte crisi, in gran parte a causa delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti e delle misure tariffarie introdotte. L’acciaio è stato il principale detonatore che ha fatto saltare i negoziati per il rinnovo dell’UMSCA, portando a uno scontro aperto tra i due paesi. Il Canada ha attivato il 8 settembre contromisure su oltre 300 prodotti derivati dall’acciaio e dall’alluminio, raddoppiando le tariffe fino al 50%.

A un anno dall’introduzione della Section 232, che ha imposto dazi del 50% sulle importazioni di acciaio negli Stati Uniti, l’industria siderurgica canadese mostra segnali di forte sofferenza. La produzione d’acciaio in Canada è scesa del 15% a maggio rispetto al 2025, con un calo progressivo annuo del 14%. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono precipitate, con una diminuzione del 31% nel corso del 2025 e un calo progressivo del 55% nei primi tre mesi del 2026, contribuendo in modo determinante alla contrazione produttiva.

Tra gli operatori, Algoma, con una produzione di 2,2 milioni di tonnellate, è il principale contributore al calo degli indici nazionali. Esposta per circa la metà dei suoi prodotti al mercato statunitense, ha anticipato la chiusura degli altiforni a gennaio e sta investendo circa 1 miliardo di dollari canadesi in impianti a forno elettrico. Algoma prevede un Ebitda negativo nel 2026, dopo un Ebitda adjusted negativo di circa 450 milioni al 31 marzo, e il titolo ha perso circa il 30% del valore da maggio dell’anno scorso, con una previsione di ritorno al breakeven nel 2027 grazie all’avvio dei nuovi impianti.

Anche produttori di vergella e tondo come Ivaco e la divisione canadese di Gerdau Nord America sono in difficoltà. Tuttavia, alcuni gruppi riescono a resistere grazie alla natura dei mercati di destinazione finale e alle politiche di Buy Canadian introdotte dal governo a metà dicembre. L’acciaieria di ArcelorMittal a Montreal, specializzata in prodotti lunghi per edilizia e infrastrutture del Canada orientale, è rimasta sostanzialmente indenne, ma ha chiuso a giugno un laminatoio per concentrare la produzione in un unico hub. Il direttore finanziario Genuino Christino ha dichiarato che i dazi USA costano al gruppo 150 milioni di dollari a trimestre.

Dofasco ha registrato un progresso del 3% su base annua grazie ad accordi di fornitura a lungo termine per i distretti automobilistici dell’Ontario. Lo stabilimento Lake Erie di Stelco, rilevato da Cleveland Cliffs, si è orientato al mercato interno per colmare il vuoto d’offerta lasciato dalla riduzione delle importazioni statunitensi, rinunciando però agli alti margini precedenti e contribuendo alla maggiore volatilità e alla pressione sulla marginalità del gruppo americano. Nuove stratificazioni e vincoli, in parte già varati e in parte attesi a partire dal 2027, potrebbero aggravare ulteriormente la situazione del settore.

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redazione

Redazione di Nuova Innova.