Tecnologie

Rischi per la sicurezza informatica: l’ingegnere di Amazon modifica firmware di periferiche con Claude Opus 5

Ingegnere utilizza Claude Opus 5 per modificare firmware

In Breve

Cosa ha fatto l'ingegnere di Amazon?
Ha utilizzato Claude Opus 5 per modificare il firmware di diverse periferiche, rivelando vulnerabilità.
Quali dispositivi sono stati coinvolti?
Webcam Insta360, microfono Shure, monitor Asus ROG, chiavetta Elgato e mini-lampada Elgato.
Quali sono i rischi emersi?
La maggior parte dei dispositivi non ha adeguate protezioni, aumentando il rischio di firmware malevoli.

Un ingegnere della sicurezza di Amazon ha recentemente dimostrato come l’intelligenza artificiale Claude Opus 5 possa essere utilizzata per effettuare il reverse engineering e modificare il firmware di diverse periferiche per PC. Questo esperimento ha rivelato non solo la relativa facilità con cui dispositivi come webcam, microfoni e monitor possono essere alterati, ma anche i significativi rischi per la sicurezza informatica che ne derivano.

Tra i dispositivi coinvolti nel processo di modifica figurano una webcam Insta360, un microfono Shure, un monitor Asus ROG Swift PG42UQ, una chiavetta di acquisizione Elgato e una mini-lampada Elgato. L’ingegnere ha descritto il processo, che ha richiesto circa 13 ore e poco meno di 100 prompt all’IA, come un’attività che ha comportato il reperimento del firmware e dello strumento di aggiornamento dal produttore, l’esecuzione in un ambiente di reverse engineering e l’uso di Claude Opus 5 per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Un aspetto preoccupante emerso dall’analisi è che la maggior parte dei dispositivi non offriva adeguate protezioni di integrità del firmware. Solo la mini-lampada Elgato presentava qualche difesa, ma questa è risultata facilmente aggirabile. Le modifiche apportate hanno portato a funzionalità utili, ma anche potenzialmente pericolose, come la disattivazione dell’indicatore di registrazione della webcam e la possibilità di far sì che il LED di mute del microfono segnalasse la disattivazione pur lasciando il microfono attivo.

Inoltre, l’ingegnere è riuscito a rimuovere un avviso periodico di ‘pixel cleaning’ sul monitor e a replicare alcune funzioni dell’utility DisplayWidget su Linux tramite uno script shell, abilitando reticolo hardware e contatore FPS assegnabili a hotkey. Un risultato notevole è stata l’ottenimento di una shell di root su un monitor commerciale Dell.

L’osservazione centrale di questo esperimento è che le periferiche, essendo piccoli computer collegati all’host con meccanismi di aggiornamento del firmware, rappresentano obiettivi ideali per agenti di reverse engineering automatizzati. Ciò comporta un aumento del rischio che dispositivi esterni possano essere impiantati con firmware malevoli.

L’autore degli esperimenti ha espresso preoccupazione riguardo all’automazione offerta dall’IA, che potrebbe ridurre drasticamente il tempo e il lavoro necessari per condurre attacchi informatici. Ha richiamato l’attenzione sulla possibilità che, in futuro, si sviluppino malware autoriproduttivi in grado di sondare l’ambiente e tentare di insediarsi su accessori, dispositivi IoT e attrezzature industriali adiacenti a sistemi compromessi.

Autore

redazione

Redazione di Nuova Innova.