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Federalismo Fiscale: Il Decreto Torna in Consiglio dei Ministri Senza Intesa con Regioni e Comuni

Immagine rappresentativa del federalismo fiscale

In Breve

Qual è il contenuto principale del decreto sul federalismo fiscale?
Il decreto introduce compartecipazioni Irpef 'a costo zero' per enti territoriali, sostituendo trasferimenti cancellati.
Quando è previsto il via libera finale del decreto?
Il via libera finale è previsto per il 4 agosto o, al più tardi, nella riunione di fine agosto.
Quali sono le preoccupazioni espresse da Comuni e Province?
Ci sono preoccupazioni sul superamento del fondo per il trasporto locale e sulla perdita di vincoli di destinazione.

A un mese dalla scadenza per l’attuazione della delega fiscale, il decreto legislativo sul federalismo fiscale è tornato all’attenzione del Consiglio dei Ministri. Questa revisione segue il mancato accordo con Regioni e Comuni, che non hanno espresso intesa nella Conferenza Unificata.

Il provvedimento, atteso per oggi al Cdm, dovrà raccogliere i pareri parlamentari prima del via libera finale, previsto per il 4 agosto o, al più tardi, nella riunione di fine agosto. Durante il periodo di stasi, il decreto ha subito alcune modifiche significative. Tra queste, le rottamazioni locali sono state spostate nella legge di bilancio e le norme riguardanti l’imposta provinciale di trascrizione delle auto a noleggio a lungo termine sono state trasferite al decreto fiscale.

Il nodo principale rimane di natura finanziaria. Il testo introduce compartecipazioni Irpef “a costo zero”, ovvero quote di Irpef assegnate agli enti territoriali che corrispondono ai trasferimenti cancellati. Questi importi sono definiti in valore assoluto e congelati nel tempo, contrariamente alle compartecipazioni “dinamiche” che sarebbero state indicizzate alla crescita dell’imponibile.

Per le Regioni, è prevista una compartecipazione Irpef di 5,828 miliardi di euro, che sostituisce 5,259 miliardi del fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, 424 milioni della quota non sanitaria della compartecipazione Iva, 110 milioni per i libri di testo e 34 milioni per il diritto allo studio. Per le Province, la partecipazione vale 1,802 miliardi nel 2027, aumentando progressivamente fino a 2,111 miliardi dal 2030, per compensare l’addio all’addizionale sull’Rc Auto, che diventerà statale.

Per i Comuni, invece, non sono previste compartecipazioni. Il superamento dell’attuale fondo per il trasporto locale è visto con preoccupazione, poiché una parte consistente dei trasferimenti (2,6 miliardi secondo i calcoli Anci-Ifel) attualmente passa dalle Regioni ai municipi, e nel nuovo schema perderebbe i vincoli di destinazione.

Per cercare di attenuare le perplessità locali, il testo prevede di avviare il meccanismo per le Regioni dal 2028, con un monitoraggio che potrà portare alla revisione delle aliquote di compartecipazione, tenendo conto della dinamicità del gettito Irpef. Inoltre, è prevista l’istituzione di un tavolo tecnico per la fiscalizzazione dei trasferimenti ai Comuni.

Dal punto di vista politico, la riforma è stata portata avanti con decisione. La Lega ha mantenuto la bandiera federalista, impedendo lo stralcio delle compartecipazioni per far approvare separatamente altre novità. Tuttavia, le Regioni si sono divise in Conferenza Unificata: le amministrazioni di centrodestra si sono dichiarate favorevoli, ma non è stata raggiunta l’unanimità richiesta. Documenti regionali segnalano una «forte criticità sul fondo perequativo» per il trasporto locale, affermando che le compartecipazioni così concepite rappresentano «un arretramento sostanziale in termini di autonomia». Anche Comuni e Province hanno espresso parere contrario.

Il mancato accordo tra i diretti interessati non blocca formalmente il percorso legislativo, ma rende più incerta la prospettiva della riforma federalista.

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redazione

Redazione di Nuova Innova.